lunedì 17 maggio 2010

Mozzarella? E' (una) bufala.

Appena tornata dalla Campania sono felice di annunciare al mondo di aver assaggiato la mozzarella più buona della mia vita. Calda, appena lavorata, mi avvolgeva la bocca.
A Castel di Sasso, provincia di Caserta, c’è l’Azienda LaBaronìa che processa latte crudo proveniente da bufale ed è specializzata in mozzarelle, ricotta e bocconcini. Alta Caserta, aria non inquinata e territorio capace di trasmettere alle materie prime qualità organolettiche uniche.

Sapevate che con il termine mozzarella si dovrebbe intendere quella di bufala? Erroneamente usiamo chiamare con il nome “mozzarella” quella proveniente da latte di mucca e aggiungiamo la specificazione “di bufala” quando necessario: in realtà si dovrebbero chiamare Fiordilatte la prima e Mozzarella la seconda.
Le prime testimonianze sull’esistenza di questo formaggio le abbiamo in un testo di cucina del 1570, appartenente a Bartolomeo Scappi, cuoco della corte papale, mentre i ringraziamenti vanno direttamente ai Normanni dell’anno 1000 quando hanno importato i bufali e li hanno insediati nell’Italia meridionale.

Mi sento fortunata per aver avuto la possibilità di assistere all’intero processo di produzione, ma soprattutto per aver sentito raccontare tutto ciò dal Maestro Caseario: parlava di esperienza dell'uomo, bontà degli animali e le sue mani mi hanno raccontato parecchi particolari di cui ignoravo l’esistenza. Grosse e ben aperte entravano nella vasca dove viene lavorata la cagliata che mischiata con l’acqua bollente forma la pasta filante della mozzarella. La cagliata? E’ ciò che si ottiene dopo aver messo il latte in un contenitore, averci aggiunto il caglio (sostanza derivante dallo stomaco di animali), fermenti lattici del giorno precedente e averlo fatto riposare secondo le esigenze del formaggio. La cagliata viene quindi disposta nella vasca con l’acqua calda e portata alla temperatura di 82° circa.



La faceva filare, lui. La manovrava come un artista con la sua creta. Versa, gira, accarezza, stendi, allunga, spezza. La parola mozzarella viene da “mozzare”, cioè l’operazione che si fa quando dall’impasto madre si staccano i prodotti figli operando con l’indice e il pollice e a seconda del prodotto che si desidera si possono formare mozzarelle da mezzo chilo, bocconcini o treccione. Belle da vedere e da fare. Arte nell’arte.
Il colore è bianco lucido, Appena fatta sembra gommosa. Il sapore e la consistenza non sono quelli che conosciamo. Se avete modo di comprarne una in mattinata da un produttore conservatela per qualche ora a una temperatura di 16-18°così che manterrà le sue sostanze nutritive e non varierà la sua consistenza. Le mozzarelle subiscono dei danni relativi durante il trasporto e la loro conservazione a 6-8° fa espellere tutto il liquido che contengono e fa perdere molto sapore. Schiacciarla con la forchetta per vedere il liquido che esce quindi non è indice di freschezza!

Per quanto mi riguarda lo spettacolo finisce con meno applausi del dovuto: le bufale sono dolci, curiose, ma sono libere 3 mesi all'anno e vivono in recinti all'aria sì, ma nei loro escrementi e senza niente da fare, come la maggior parte degli animali da allevamento. Il bufalo è uno degli animali che sente di più l'attaccamento al figlio e alcuni di loro quando questo gli viene tolto impazziscono e non vogliono più essere munti. Disperazione post-parto. E poi l'allattamento è appena appena invasivo, con macchinari che si rendono conto autonomamente quando non c'è più latte da succhiare, intelligente l'uomo eh?

Lasciamo agire gli animalisti, anzi sosteniamoli. Intanto vi consiglio per gli acquisti.

  • State attenti al produttore e all’orgine: l’area di produzione deve essere compresa tra Salerno, Caserta, Benevento, poco lazio (Frosinone, Latina) e un pochino di Foggia.
  • Sulle confezioni cercate la denominazione DOP se volete un prodotto di qualità maggiore. Questo marchio protegge la zona di origine di un prodotto e assicura che le materie prime si possono reperire esclusivamente in quella determinata area.
  • Se trovate le mozzarelle in una busta annodata ricordatevi che deve sempre essere presente anche una seconda chiusura di metallo che funziona da sigillo di garanzia del produttore.
  • Le confezioni di vendita che riportano diciture come “Mozzarella di bufala”, “Mozzarella bufalina” sono da evitare perché sono denominazioni non consentite dalla legge: probabilmente conterranno latte di bufala in bassissime quantità. La denominazione per eccellenza è “Mozzarella di Bufala Campana DOP” o altrimenti, per coloro che non avessero ricevuto la certificazione DOP ma che utilizzano 100% latte di bufala è ammesso uscire sul mercato con “Mozzarella + nome dell’azienda + di latte di bufala”.

Per informazioni sul caseificio - http://www.labaronia.com/
Per informazioni sulla Mozzarella di Bufala Campana DOP - http://www.mozzarelladop.it/

Svelati gli arcani… buona cena stasera ;) !

mercoledì 5 maggio 2010

Campania study trip.




Ciao a tutti!
Allora.. questi mesi di assenza li recupererò alla svelta con tutto quello su cui devo scrivere. Mille concetti nuovi, curiosità, idee di vita, imprenditoriali, ricette, viaggi, cultura. Ho in mente un gran patatràc, come si dice da me.
Volevo informare il mondo sulla mia vita da gastronoma ;) e parlare del prossimo viaggio con l'Università: destinazione Campania guagliò. I can't wait.
Sud Italia.
Confina con Lazio, Molise, Puglia e Basilicata. E' la seconda regione più densa d'Italia come poplazione dopo la Lombardia ed è formata da 5 province: Caserta, Benevento, Napoli, Avellino e Salerno.

Questi viaggi organizzati con la scuola hanno l'obiettivo di immergerci nelle realtà locali dei posti visitati e di farci avere una panoramica dal punto di vista enogastronomico e turistico, per questo visiteremo vari produttori e luoghi di particolare attrazione turistica.

Vi elenco qualche punto fondamentale di questa regione, così da avere un'idea più specifica: a me la cultura mi piace.
Una delle attrazioni turistiche fondamentali sicuramente è la presenza dei vari golfi di Gaeta, di Napoli, di Salerno e l'ultimo di Policastro. Il panorama mozzafiato e la disposizione delle abitazioni a picco sul mare, con gli scogli, fa sognare notti romantiche e sognatrici. Il mito di Amalfi, di Positano e di Capri per gli americani è solo uno dei tanti. Sognatori a romantici. Buon gustai.

Si chiama Campania perchè in tempi remoti i romani ci hanno visto lungo. "Campania felix" infatti era il nome che avevano escogitato per parlare di questo posto di campagna molto ricco in vegetazione e agricoltura.
Il nome di Napoli deriva da "nea polis", cioè nuova Polis, chiara influenza della cultura Greca. Amalfi era una delle quattro repubbliche marinare insieme a Genova, Pisa e Venezia. Dicono una città abbastanza potente.

Tra le varie tappe toccheremo la provincia di (Na) per la visita di un produttore di Provolone del Monaco, un'azienda di conserve di frutta, verdura, marmellate e non poteva mancare la massaia che stende la pasta fatta in casa, a Gragnano. Bei fusilloni napoletani, altro che Barilla, anche se la rispetto. [La pubblicità con la bambina tutta bagnata che porta a casa un gattino non la batte nessuno]
La provincia di (CE) la mozzarella di bufala, vino, olio e pomodoro San Marzano.
(BN) e la sua pasticceria ci stenderanno in veli di Babà, sfogliatella e pastiera come se la prova costume, per noi, non fosse un problema.
La colatura delle alici di (SA) mi spaventa un attimino [per chi non sapesse sono allergica al pesce] ma ciò che non vedo l'ora di vedere è la produzione del limoncello in un'aziena di Amalfi con l'impiego rigoroso del Limone Costa d'Amalfi IGP. Bello rotondo. Visibilmente sano.

Va beh la Pizza? Ovvio, con tanto di lezione sulla sua storia e i segreti per l'impasto e degli ingredienti migliori. Ma questo è un segreto di gastronoma.

A presto!