lunedì 15 novembre 2010

Una cosa che ho sempre odiato.

Uccidere l’aragosta senza farla soffrire
11/11/2010 - Sloweb

E’ l’eterno dilemma di quelli che stanno già pregustando una deliziosa zuppa di aragosta e che allo stesso tempo pensano alle sofferenze dell’animale mentre stanno per buttarlo vivo nella pentola piena d’acqua bollente.Forse il dilemma sarà risolto. Ora, un macchinario “fulmina” crostacei di grandi dimensioni con una singola scarica elettrica da 1.5 Ampere. Il Crustastun, così si chiama, è stato presentato a Londra al Food Innovation Center di Convent Garden come il miglior modo per uccidere i crostacei senza provocar loro inutili sofferenze. Funziona mandando una forte scarica elettrica all’animale che muore in pochi secondi, anziché impiegarci minuti o ore.Le compagnie di commercializzazione di crostacei, ristoranti e supermarket sono stati invitati ad adottare questo metodo per uccidere aragoste, astici, granchi ecc. poiché i modi tradizionali, che includono bollitura o congelamento a vivo, provocano enormi sofferenze, secondo le associazioni animaliste.



Il professor Douglas Neil dell’Università di Glasgow dice: «Alcuni studi dimostrano che il Crustastun elimina ogni attività cerebrale azzerando il sistema nervoso centrale e periferico». Una ricerca dell’Università di Bergen in Norvegia ha comparato i diversi metodi usati per uccidere le aragoste tra cui bollitura, surgelamento, riscaldamento graduale, gasamento, bagno di sale. Il risultato è che l’elettro-esecuzione è la tecnica che porta alla morte più velocemente.E’ noto che le aragoste sono difficili da uccidere, poiché non hanno un singolo, centralizzato sistema nervoso, ma più sistemi con due gangli, uno nella fronte tra gli occhi, uno dietro vicino alla coda. Il Crustastun è la giusta soluzione ed esecuzione?



Luca Bernardinil.bernardini@slowfood.it

In foto il Crustastun

Fonte: The Independent

La coop, sarò io?

Il tonno rosso è a rischio estinzione nel Mediterraneo.La Commissione europea il 22 Febbraio ha proposto che l'UE ne vieti il commercio internazionale. La proposta sarà discussa con gli Stati membri al fine di raggiungere una posizione comune dell'UE per la prossima riunione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) che avrà luogo a Doha, in Qatar, dal 13 al 25 marzo 2010.
Coop ha raccolto l'allarme lanciato a livello internazionale da WWF e Greenpeace e già dal maggio 2007, considerata la gravità della situazione, ha sospeso completamente la vendita del tonno rosso.Analoga decisione è stata presa per il tonno in scatola, garantendo in ogni caso la vendita del tonno a pinna gialla e specie simili.Con questa scelta ogni anno è risparmiata la vita ad oltre 6.000 esemplari di tonno rosso.Il tonno rosso, infatti, quello che crudo è impiegato per la preparazione di sushi e sashimi, entra ogni anno da Gibilterra seguendo la corrente superficiale nelle sue diramazioni, a nord verso Sardegna e Tirreno centro-settentrionale, a sud lungo le coste della Sicilia, risale l’Adriatico per la riproduzione.Le autorità competenti a livello europeo e quelle degli Stati interessati hanno, per il momento, optato per riduzioni limitate (da 32.000 a 29.500 tonnellate annue), anche in considerazione del notevole quantitativo di tonno rosso pescato abusivamente (si stima che la pesca abusiva porti ad oltre 50.000 tonnellate il reale prelievo), a cui si deve aggiungere l'espansione dell'allevamento di tonno rosso: una pratica che, secondo il WWF potrebbe portare, nel giro di pochi anni, all'estinzione commerciale del tonno.Nel rapporto “L'allevamento del tonno nel Mediterraneo”, si stigmatizzano anche gli impianti di allevamento del tonno - che consiste nel mettere all'ingrasso i tonni catturati vivi in natura - pratica ben diversa dall'acquacoltura in cui invece i pesci vengono fatti riprodurre in cattività e poi allevati.

Maggiori informazioni: "IL BOOM DELL'ALLEVAMENTO DEL TONNO ROSSO NEL MEDITERRANEO - La più grave minaccia per una specie già in pericolo"

Rapporto a cura del WWF
Campagna Oceani a cura di Greenpeace

La decisione di Coop è in linea con le politiche di attenzione al tema della conservazione del patrimonio ittico e a favore di pratiche di pesca sostenibile da tempo messe in atto. Coop è stata la prima insegna in Italia ad aderire alla campagna Dolphin Safe, prima in Europa ad aderire all’estensione dell’impegno verso tutte le specie ittiche utilizzate nei propri prodotti a marchio (il cosiddetto progetto “Friend of the sea”), prima a favorire lo sviluppo di fonti di approvvigionamento alternative legate all’allevamento sostenibile di branzini, orate, salmone ed altri.
Si tratta di temi su cui Coop ha marcato la differenza con proprie scelte distintive: lo dimostra anche la conquista del vertice nella recente classifica della campagna di Greenpeace "Tonno in trappola"


Grandi! Ho riportato per intero l'articolo presente sul sito della coop, c'è da interrogarsi che se sono davvero così etici.. mi sposterò a fare la spesa lì!
Vi aggiornerò, è importante qualsiasi nostro gesto, perchè influisce su azioni ingiuste che accadono dall'altra parte del mondo!

Ciao!